Herschel e Planck Scoprono una “Miniera d’Oro” Galattica


Postato il 12 aprile 2015 alle 10:50

Mappa del cielo realizzata dal Planck alle lunghezze d'onda submillimentriche (545 GHz). In nero si identifica la posizione delle sorgenti osservate. Le immagini inserite ai lati sono di Herschel (SPIRE): i contorni indicano la densità di galassie. Credit: ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES Description
Mappa del cielo realizzata dal Planck alle lunghezze d’onda submillimentriche (545 GHz). In nero si identifica la posizione delle sorgenti osservate. Le immagini inserite ai lati sono di Herschel (SPIRE): i contorni indicano la densità di galassie. Credit: ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES

I dati di due missioni che coinvolgono telescopi spaziali europei, Planck ed Herschel, parlano chiaro: l’azione congiunta dei due strumenti ha permesso di identificare alcune tra i più antichi e rari ammassi galattici nel lontano universo. Le riprese di tutto il cielo effettuate da Planck hanno rivelato i raggruppamenti di galassie brillanti, mentre I dati regisrati da Herschel hanno portato I ricercatori ad ispezionare queste “gemme galattiche” più da vicino e confermare la scoperta.

“Trovare una formazione stellare così intensa, galassie di polveri in gruppi così concentrati è stata un’enrme sorpresa” afferma Hervé Dole, autore della pubblicazione apparsa sul giornale Astronomy and Astrophysics il 2 Aprile dall’Institut d’Astrophysique Spatiale in Francia. “Pensiamo che questo sia un pezzo mancante della formazione cosmologica della struttura.

Le stelle e le galassie apparvero nei primi tempi dell’universo, e soltanto dopo iniziarono a raggrupparsi in grandi ammassi. Una volta formati quest’ultimi, enormi quantità di materia collassarono sotto l’influenza della gravità, permettendo la formazione di nuove stelle e galassie. Tuttavia, rimane ancora un punto sconosciuto il modo in cui questi ammassi hanno iniziato ad assemblarsi ed a crescere.

Mappadell'intero cielo ripresa dal telescopio spaziale dell'ESA Planck. La fascia centrale corrisponde alle polveri sul piano della Via Lattea, mentre i punti in nero indicano la posizione degli oggetti osservati. Credit: ESA and the Planck Collaboration
Mappadell’intero cielo ripresa dal telescopio spaziale dell’ESA Planck. La fascia centrale corrisponde alle polveri sul piano della Via Lattea, mentre i punti in nero indicano la posizione degli oggetti osservati. Credit: ESA and the Planck Collaboration

Le nuove scoperte hanno offerto agli astronomi una visione di questo lontanissimo periodo della vita dell’universo, tramite osservazioni di regioni alla distanza di circa 10-11 miliardi di anni luce da noi. Sono stati identificati circa 200 oggetti candidati per questo studio, la gran parte dei quali visibili ed ingranditi grazie al processo di lensing gravitazionale causato dall’influenza gravitazionale di galassie che si trovano davanti ad essi.

Per poter trovare questi veri e proprio tesori galattici gli studiosi hanno inizialmente scandagliato le mappe di tutto il cielo fornite da Planck alla ricerca delle sorgenti distanti pù luminose nell’intervallo di lunghezze d’onda submillimentriche. I dati di Herschel, strumento che è in grado di vedere la luce emessa alle lunghezze d’onda submillimetriche e nel vicino infrarosso, sono stati in seguito utilizzati per avvicinarsi maggiormente agli oggetti. I risultati mostrano che alcuni di questi brillanti oggetti sono giovanissime galassie ingrandite dall’effetto di lensing gravitazionale, mentre altri sono dischi di polveri galattiche che stanno “sfornando in quantità industriale” nuove stelle.

Questo studio, che secondo George Helou (direttore dell’Infrared Processing and Analysis Center al California Institute of Technology, Pasadena) sta ancora semplicemente “grattando la superficie del fenomeno” ha inoltre incluso dati provenienti dall’Infrared Astronomical Satellite, progetto combinato e portato avanti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi Bassi.

Giulia Murtas

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