10 cose che (forse) non sai su Stephen Hawking

Un decalogo di aneddoti e curiosità sul cosmologo britannico, icona indiscussa della scienza moderna.

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Il fisico britannico Stephen Hawking.|GERALD HOLUBOWICZ/LAIF/CONTRASTO

Fisico dalla mente visionaria, divulgatore scientifico, guru della cosmologia moderna: Stephen Hawking, che ha compiuto 73 anni lo scorso 8 gennaio, non è solo un brillante scienziato, ma un’icona pop dei nostri tempi, familiare tanto ai fan della serie tv I Simpson quanto a quelli di Star Trek (vedi sotto), e ultimamente anche alle giovani seguaci della boy band One Direction (grazie a questo divertente siparietto) o ai patiti di The Big Bang Theory.

HAWKING OSPITE DI STAR TREK (2.16)

Nel recente film La teoria del tutto, che è valso l’Oscar all’attore protagonista Eddie Redmayne, abbiamo conosciuto i risvolti più intimi e drammatici della sua eccezionale storia, ma l’esistenza di Stephen Hawking è costellata di numerosi aneddoti e curiosità, alcuni dei quali forse meno noti al grande pubblico. Ad esempio, sapevate della scommessa fatta quarant’ani fa sui buchi neri? E cosa dire del suo contributo alla musica rock? Ecco 10 cose da sapere sull’astrofisico britannico.

1. SECCHIONE, MA NON TROPPO. Tra Stephen Hawking e i libri di scuola non è stato subito amore a prima vista. All’età di 9 anni i suoi voti erano tra i peggiori della classe; tuttavia si narra che il piccolo Stevie coltivasse un particolare interesse per radio, orologi e tutto ciò che potesse essere smontato per studiarne il funzionamento. Ecco perché, nonostante pagelle non eccelse, insegnanti e compagni gli avevano affibbiato con fiuto profetico il nomignolo di “Einstein”.

2. FISICO PER CASO. Nonostante in gioventù Stephen Hawking avesse sviluppato una genuina passione per la matematica, il padre Frank sperava che il figlio diventasse un dottore. Alla fine spuntò la terza via: all’Università di Oxford non esisteva la facoltà di matematica, quindi Hawking si vide “costretto” a ripiegare sulla fisica, laureandosi con lode con una tesi in Scienze Naturali dopo tre anni.  Tra tutte le scienze, però, quella meno gradita al giovane Hawking era proprio la biologia: “troppo inesatta, troppo descrittiva”.

Subito dopo la laurea si trasferì a Cambridge dove approfondì i suoi studi in cosmologia, preferendo le grandi leggi dell’universo (che erano «ferme agli anni ’30», dirà) al comportamento delle particelle subatomiche (un’area di ricerca molto dinamica, ma da lui definita «simile alla botanica»).

Icona pop

Icona pop: Stephen Hawking è apparso come guest star in quattro episodi della serie animata I Simpson. | SK/PB

3. SPORTIVO, MA SENZA FATICA. Anche prima che gli venisse diagnosticata la malattia che lo ha immobilizzato sulla sedia a rotelle, Stephen Hawking non è mai stato in possesso di un fisico propriamente atletico. Eppure, durante la sua permanenza a Oxford acquisì una certa notorietà grazie allo sport: per sfuggire al senso di solitudine che lo assalì nel suo primo anno da studente, si unì alla squadra di canottaggio ricoprendo con successo il ruolo di timoniere (il membro dell’equipaggio che dà il tempo ai rematori).

 4. PIÙ FORTE DELLA MALATTIA. A Cambridge Hawking dovette fronteggiare un progressivo deterioramento delle proprie abilità motorie. Poco prima di sottoporsi a una visita specialistica, partecipò a una festa di capodanno (era il 1962), dove conobbe la sua futura prima moglie, Jane Wilde. Di lì a poco (aveva appena compiuto 21 anni) arrivò la diagnosi dei medici: sclerosi laterale amiotrofica (SLA), una malattia degenerativa che gli avrebbe lasciato circa due anni di vita. Nonostante la shock, proseguì gli studi di cosmologia e successivamente sposò Jane Wilde (da cui avrà tre figli). A più di cinquant’anni dall’infausta sentenza si discute ancora se la sua sia una forma atipica di SLA (tesi sostenuta dallo stesso Hawking) o se si tratti piuttosto di atrofia muscolare progressiva.

Quadro di famiglia

1983: Stephen Hawking con i suoi tre figli e la prima moglie Jane Wilde. | CAMERA PRESS/HOMER SYKES/CONTRASTO

5. PLURIPREMIATO, MA SENZA NOBEL. Nel corso della sua straordinaria carriera, lo scienziato britannico ha collezionato un numero sterminato di premi e onorificenze. Oltre a essere membro della Royal Society (da cui ha ricevuto le prestigiose medaglie Hughes e Cople) e della Royal Society of Arts, nel 1986 è stato ammesso alla ristrettissima cerchia della Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2009, invece, Barack Obama gli ha consegnato la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America. Un po’ a sorpresa, nella sua bacheca manca ancora il riconoscimento forse più ambito, il premio Nobel.

6. SCOMMETTIAMO CHE…? Nel 1975 Stephen Hawking affermò che i buchi neri erano oggetti in grado di “divorare” tutto, distruggendo anche l’informazione di ciò che inghiottivano per, forse, farla riapparire in un altro universo. La rivoluzionaria teoria contraddiceva la meccanica quantistica, secondo cui l’informazione contenuta nella materia non può andare persa del tutto: ecco perché il fisico John Preskill del Californian Institute of Technology scommise con Hawking che si trattasse di un abbaglio. In palio c’era un’enciclopedia sul baseball, che quasi 30 anni dopo Hawking consegnò nelle mani del collega: nel 2004, durante una conferenza a Dublino, ammise infatti sportivamente che «sui buchi neri avevo torto».

7. GLI ALIENI ESISTONO, MA MEGLIO STARGLI ALLA LARGA.
Nel 2008, intervenendo al 50esimo anniversario della Nasa, il cosmologo disse che, data la vastità dell’universo, è quasi certo che in altri pianeti si siano sviluppate delle forme di vita primordiali, sebbene non sia da escludere che qualche parte esistano anche esseri intelligenti. In una serie di documentari andati in onda nel 2010 sull’emittente britannica Discovery Channel, dal titolo Into the Universe with Stephen Hawking, affermò poi che il contatto con la vita extraterrestre potrebbe avere esiti catastrofici: se gli alieni riuscissero ad arrivare fino a noi, significherebbe che hanno una tecnologia talmente avanzata da consentire la colonizzazione della Terra e la sottomissione del genere umano. In modo non molto differente da come fecero i conquistatori europei dopo la scoperta dell’America nel 1492.

Stephen e Lucy Hawking

Stephen Hawking e la figlia Lucy, con cui ha scritto una trilogia di romanzi per svelare i segreti del cosmo ai più piccoli. | HORST A. FRIEDRICHS / ANZENBERGER / CONTRASTO

8. STEPHEN, RACCONTACI UNA STORIA. In mezzo alle numerose pubblicazioni accademiche e le opere divulgative scritte da Hawking figurano anche libri per bambini. Si tratta di una trilogia (George’s Secret Key to the Universe, George’s Cosmic Treasure Hunt, George and the Big Bang) realizzata a quattro mani con la figlia Lucy, tra il 2007 e il 2011. Nelle pagine dei romanzi, le eccezionali avventure del giovane George offrono lo spunto per spiegare con parole estremamente elementari concetti misteriosi e affascinati, come i buchi neri o l’origine della vita.

9. SCIENZIATO-ROCK. Nel 1994, il leggendario gruppo prog-rock Pink Floyd pubblica l’album The Division Bell. Nella nona traccia, Keep Talking, compare la voce metallica di Stephen Hawking che parla per mezzo del suo sintetizzatore: «Per milioni di anni gli uomini vissero come animali. Poi qualcosa accadde che scatenò il potere della nostra immaginazione. Imparammo a parlare». La “collaborazione” ha avuto un seguito nel recente The Endless River (2014), dove l’astrofisico fa capolino nel brano Talkin’ Hawkin’.

Eccolo fluttuare durante il volo parabolico della compagnia Zero-G.

10. A GRAVITÀ ZERO. Nel 2007, all’età di 65 anni, Stephen Hawking ha sperimentato per alcuni secondi l’assenza di peso in volo parabolico (tradotto: la microgravità viene simulata attraverso la caduta libera dell’aereo) grazie alla compagnia Zero Gravity Corporation. Il suo sogno più grande rimane ovviamente quello di viaggiare nello spazio; a tal proposito il magnate Richard Branson, fondatore della Virgin Galactic, gli ha offerto da tempo un viaggio gratuito a bordo di una delle sue astronavi, sebbene dopo l’ultimo tragico test la strada che porta al turismo spaziale sembri ancora parecchio in salita [i test di Virgin Galactic dovrebbero però riprendere entro la fine del 2015, ndr].

29 APRILE 2015 | DAVIDE DECAROLI
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