Hubble cattura l’immagine più bella e colorata dell’Universo

Il telescopio aguzza la vista e fotografa uno scorcio di Spazio profondo nella lunghezza d’onda degli ultravioletti. Il risultato? Un quadro stellare di rara bellezza che narra l’evoluzione delle galassie.

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La nuova fotografia dell’Universo profondo rilasciata da Hubble. Clicca per ingrandire

Gli astronomi più esperti la giudicano “commovente”; per i ricercatori della Nasa, è l’anello mancante per la comprensione della formazione stellare. Insomma l’immagine che vedete – l’ultima fatica del telescopio spaziale Hubble – è destinata a segnare la storia dell’osservatorio dell’agenzia spaziale americana: si tratta di uno dei più dettagliati e colorati ritratti dello Spazio profondo mai realizzati finora.

Macchina del tempo a colori
L’immagine è l’evoluzione più recente dell’Hubble Ultra Deep Field (HUDF), il campo ultra profondo di Hubble, ossia la più profonda immagine dell’Universo mai ottenuta finora, raccolta in una piccola regione di Spazio nella costellazione meridionale della Fornace. Le precedenti versioni dell’HUDF avevano studiato questo fazzoletto di cosmo nelle lunghezze d’onda della luce visibile e del vicino infrarosso. Ora il telescopio spaziale ha arricchito le osservazioni di un tassello in più, osservando la regione nella frequenza dell’ultravioletto.

L’immagine risultante, ottenuta dalla giustapposizione di diverse esposizioni realizzate nel corso di 841 orbite, dal 2003 al 2012, dalla Hubble’s Advanced Camera for Surveys e dalla Wide Field Camera 3, mostra circa 10 mila galassie (alcune delle quali formatesi poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang) nella gamma di colori più completa disponibile. Una sorta di viaggio nel tempo nella storia dell’Universo.

Il pezzo mancante del puzzle
La luce ultravioletta proviene dalle stelle più calde, grandi e giovani: lavorando a queste frequenze, gli astrofisici possono capire quali sono le regioni di più intensa formazione stellare e come le galassie crescono in dimensione. L’atmosfera terrestre filtra gran parte di questa luce: l’unico modo per catturarla, quindi, è lavorare con un telescopio orbitante come Hubble.

Prima di queste ultime osservazioni nell’ultravioletto, agli astronomi che studiano l’evoluzione stellare mancava un tassello: missioni come quella dell’osservatorio Galaxy Evolution Explorer (GALEX) della Nasa forniscono informazioni sulle galassie vicine; mentre la frequenza del vicino infrarosso di Hubble permette di studiare quelle più distanti (la cui luce impiega più tempo ad arrivare fino a noi).

Mancava, però, uno strumento per studiare le galassie collocate a una distanza spaziotemporale intermedia, tra i 5 e i 10 miliardi di anni luce. «Era come studiare la storia di una famiglia senza sapere nulla dei bambini in età scolare» spiega Harry Teplitz del California Institute of Technology di Pasadena, California «l’arrivo degli ultravioletti ha colmato questo gap».

Queste osservazioni arricchiranno e completeranno il lavoro del telescopio spaziale James Webb, sviluppato dalle agenzie spaziali europea e canadese per diventare il successore di Hubble, in particolare nel campo dell’osservazione infrarossa.

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04 GIUGNO 2014 | ELISABETTA INTINI
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