Fotografata la luce del Big Bang

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L’universo a microonde

Il satellite artificiale Planck ha inviato sulla Terra la prima fotografia a tutto cielo dell’universo. Protagonista la radiazione fossile, ciò che resta della luce del Big Bang. Aiuterà gli scienziati a capire cosa ha innescato il tutto? Cronaca di un’immagine ai confini tra scienza, filosofia e fede. (Focus.it, 8 luglio 2010)

La foto che vedete qui accanto non solo è la più cara mai scattata nella storia (è costata oltre 600 milioni euro di investimenti in ricerche e tecnologie) ma è anche quella che ritrae il soggetto più antico dell’intero universo: la luce del Big Bang o, meglio, ciò che ne resta. È stata realizzata in oltre 6 mesi di osservazioni da Planck,  un satellite artifciale lanciato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, nel maggio del 2009 e attualmente in orbita a 1,5 milioni di chilometri dal nostro pianeta, in una zona del cosmo chiamata punto lagrangiano L2.

CHE COSA SONO I PUNTI DI LAGRANGE?
I punti di Lagrange sono zone del cosmo dove le forze gravitazionali e il moto orbitale di un corpo si bilanciano reciprocamente. Scoperti dal matematico fracese Luis Lagrange nel 1772, sono gli unici punti in un sistema gravitazionale, per esempio il sistema Terra-Sole, in cui si possono collocare corpi minori (satelliti, sonde, asteroidi) in modo stabile in quanto le attrazioni gravitazionali si annullano. Nel sistema Terra-Sole esistono 5 punti lagrangiani. L2 è considerato dagli astronomi il migliore per le osservazioni dello spazio profondo perchè ruota attorno al Sole in perfetta sincronia con la Terra.

Un lampo, 14 miliardi di anni dopo
L’immagine realizzata da Planck è un inedito ritratto del cosmo che oltre a mostrarci l’universo come è oggi, ci permette di vedere com’era appena dopo il Big Bang: gli occhi elettronici di Planck sono infatti in grado di registrare la radiazione fossile o luce primordiale (l’area screziata nella parte in alto e in basso della fotografia), la più antica luce dell’universo, ciò che rimane della palla di fuoco dalla quale tutto ha avuto inizio, circa 13,7 miliardi di anni fa. Si tratta di onde elettromagnetiche a bassissima frequenza, invisibili per l’occhio umano ma non per quello digitale del satellite. Ogni variazione di colore e ogni sfumatura rappresentano differenze di temperatura e di densità della materia nel cosmo attorno alle quali si sono formate le galassie. “Stiamo aprendo le porte di un Eldorado in cui gli scienziati potranno andare a caccia di pepite d’oro, che li porteranno ad approfondire la nostra comprensione su come l’universo è nato e su come funziona. L’eccezionale qualità di quest’immagine è un tributo agli ingegneri che hanno costruito e gestito Planck. Ora è il momento di dare il via al raccolto scientifico”, dichiara ai media David Southwood, direttore del Direttorato di Scienza ed Esplorazione Robotica dell’ESA, l’Ente Spaziale Europeo.

Voi siete qui. Ma dove?
Gran parte dell’immagine di Planck è occupata dal disco bianco della Via Lattea (al centro della foto) e dai pennacchi di polvere fredda che si estendono al di sopra e al di sotto nella nostra galassia. La radiazione primordiale risulta così coperta dalle emissioni luminose attuali, che verranno però rimosse digitalmente grazie a un software sviluppato dagli stessi progettisti di Planck.

Inflaton, bosoni e filosofi
L’analisi di queste strutture granulari permetterà agli scienziati di approfondire la storia dei primissimi istanti di vita dell’universo e di una fase chiamata inflazione cosmica, avvenuta una frazione di secondo dopo il Big Bang. In quel momento l’universo si è espanso improvvisamente di oltre 40 ordini di grandezza. Non di 40 volte, bensì di un numero di volte inimmaginabile: un 1 seguito da 40 zeri. Secondo molti scienziati l’inflazione potrebbe essere stata innescata da una particella misteriosa, l’inflaton, legata al bosone di Higgs, la cosiddetta “particella di Dio”, che si ritiene essere responsabile della crezione della materia.
Planck continuerà a lavorare fino alla fine del 2012 e per allora avrà portato a termine 4 ricognizioni complete del cielo.

08 LUGLIO 2010
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