Società \ Scienza

P. Funes: sonda su Plutone è successo del lavoro in team

 - ANSA

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15/07/2015 14:32

La Nasa ha confermato il successo della missione della sonda “New Horizons”, che ieri, dopo 9 anni di viaggio, ha “sfiorato” Plutone ai confini del sistema solare, l’obiettivo più distante mai raggiunto da un veicolo spaziale. Stamani la sonda è riuscita a contattare la Terra da ben cinque miliardi di chilometri trasmettendo le prime foto da Plutone, sulla cui superfice si intravedono “crateri da impatto” risalenti, probabilmente, ad alcuni miliardi di anni fa. Su questa missione spaziale, Luca Collodi ha sentito il parere del gesuita, padre José Funes, direttore della Specola Vaticana:

R. – Dobbiamo renderci conto della vastità di questa impresa umana: adesso, questa missione “New Horizon” è arrivata nel punto più vicino a Plutone. Ma ci sono voluti nove anni e mezzo per arrivare lì e anche l’impegno di tante persone. E questa è una buona occasione per mettere in rilievo che la scienza non la facciamo da soli, ma la facciamo con gli altri, con un team che sicuramente comprende astronomi, geologi, ingegneri… E’ un grande lavoro, un grande sforzo. Dico tutte queste cose, perché? Per capire l’importanza di questo evento. Siamo arrivati alla periferia del Sistema solare, siamo proprio vicini alla “fascia di Kuiper”, dove ci sono questi oggetti che si chiamano “trans-nettuniani” perché sono al di là di Nettuno, e in questa regione del sistema solare si formano anche le comete. Adesso, chi si occupa in particolare di Plutone e di questi oggetti della fascia di Kuiper avrà tanti dati per studiare e per capire meglio la formazione di questi oggetti e la formazione del Sistema solare.

D. – Il 14 luglio di 50 anni fa arrivò sulla Terra la prima immagine di Marte, 50 anni dopo, sempre il 14 luglio, abbiamo una delle prime foto di Plutone. In mezzo secolo abbiamo percorso tutto il nostro sistema solare. Che cosa ha portato, ciò, alla conoscenza dello spazio da parte dell’uomo?

R. – E’ difficile dire quale sia la novità… Un po’ la motivazione, credo, fondamentale per fare scienza e per esplorare l’universo sia la curiosità. Fondamentalmente, l’essere umano è curioso, vuole capire meglio, vuole esplorare e mi sembra che questa sia una condizione molto umana, molto bella, che ci aiuta anche ad arrivare alle periferie, in questo caso alle periferie del sistema solare.

D. – Alla base di queste missioni spaziali c’è anche una qualche forma di ricerca di Dio?

R. – Diciamo, non immediatamente. In tutto ciò che noi facciamo di bello, di vero, di buono lì stiamo cercando Dio, anche se talvolta non crediamo esplicitamente in Dio: parlo delle persone che possono non essere credenti. C’è una ricerca della verità e della bellezza, e in questo senso possiamo dire anche che queste missioni ci avvicinano di più alla verità, alla bellezza e a Dio.

D. – In 50 anni di conoscenza del nostro sistema solare, abbiamo la conferma che in questo l’uomo è solo…

R. – Sì. Diciamo che, a tutt’oggi, sembrerebbe che non ci siano altri esseri intelligenti. Non sappiamo per quanto riguarda la vita: ancora non abbiamo trovato una risposta. Sembrerebbe che la Terra sia un fenomeno comune in altre stelle, che ci sarebbero pianeti simili alla Terra. Questo certamente lascia aperta la possibilità della vita e – chissà? – della vita intelligente…

D. – La sonda americana ora lascerà Plutone per andare fuori dal nostro sistema solare…

R. – Noi siamo alla periferia del Sistema solare. Plutone ha una distanza dal sole tra 30 e 50 volte la distanza Terra-Sole: cioè il tempo che ci mette la luce per arrivare dal Sole alla Terra è di 8 minuti, il tempo che la luce del Sole ci mette per arrivare a Plutone è di circa cinque-sei ore. Pensiamo che la stella più vicina – Alfa Centauri – è a una distanza di quattro anni luce! Io che mi occupo delle galassie – delle galassie più vicine, come Andromeda, che è più vicina a noi, a soli due milioni di anni luce, e ancora ci sono tante galassie lontane – direi che ancora siamo a casa nostra.

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