Società \ Scienza

P. Funes: presto per parlare di forme di vita su “Kepler 452b”

Il sistema di Kepler 452 b  - EPA

Il sistema di Kepler 452 b – EPA

24/07/2015 14:46

Si chiama Kepler 452b ed è l’altra “Terra possibile”, che la Nasa ha individuato nella costellazione del Cigno, a 1400 anni luce da noi. Un pianeta “gemello” per dimensioni, movimento e caratteristiche naturali, anche se troppo lontano per essere osservato con precisione. Eppure la fantasia e l’entusiasmo, che spingono da sempre l’uomo alla ricerca della vita nelle galassie lontane, si sono già accesi. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Sembra proprio un Terra 2.0, il nuovo pianeta “Kepler 452 b”: ha un diametro simile – il 60% maggiore – e ruota intorno ad una stella analoga al Sole ma più vecchia, con un periodo di rivoluzione di 385 giorni, poco più del nostro anno, ma soprattutto lo fa ad una identica distanza. Ed è questo che fa esultare gli astronomi. Ne abbiamo parlato con padre Josè Gabriel Funes direttore della Specola Vaticana:

R. – La novità di questa scoperta è che ci troviamo davanti ad un pianeta simile alla Terra, ma un pochino più grande, come quelle che si chiamano “super-terre”. Gira attorno ad una stella molto simile al nostro Sole e si trova in quella che si chiama la “zona di abitabilità” che potrebbe essere ospitale alla vita.

D. – Ma ci darebbe anche qualche input in più per capire quello che è accaduto in origine sul pianeta Terra?

R. – Siamo molto lontani ancora da questo. Dobbiamo prima stabilire se si tratta di un pianeta terrestre, quindi della stessa composizione e densità della nostra Terra. Poi – forse fra 10 anni – saremo in grado di osservare l’atmosfera di questi pianeti e vedere se ci sono degli elementi che ci dicono che ci sia realmente una possibilità di vita, come l’ossigeno, l’idrogeno, il carbonio. Però la cosa importante è continuare con questi sforzi della ricerca, perché ci aiutano e ci mettono davanti ad una prospettiva dell’essere umano più larga rispetto a quella di tutti i giorni. In questo senso penso che sia una cosa importante.

D. – Scienza e fede in questo genere di ricerca sono in armonia?

R. – Non c’è una differenza. I risultati scientifici sono quelli che la comunità scientifica accetta come validi. Non c’è una “scienza cattolica” e una “scienza non cattolica”, c’è la scienza, che ha certamente un modo di avvicinarci alla realtà diverso da quello che ci offre la religione o la fede, ma sono due cose complementari. Questo certamente! E si possono quindi anche aiutare a vicenda. Penso che siamo su questa strada…Direi senz’altro che la teologia potrà dire qualcosa su questo argomento solo una volta che troveremo qualche risultato scientifico… Bisogna aspettare e avere pazienza. Intanto studiamo e continuiamo con le nostre ricerche.

D. – Quindi l’umiltà, forse, è la cosa che più ci insegna questa scoperta?

R. – Sì e che c’è molta strada da fare, che facciamo progressi e questi progressi vengono compiuti grazie al lavoro di tante persone. Questo dimostra l’importanza io direi anche della scienza ed è una cosa molto bella, che può ispirare i giovani.

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