Spazio all’Immaginazione, 2° Edizione, Sezione Racconti Brevi: “Diebe der Seelen (Ladri d’anime)” di Starcruiser


Postato il 8 agosto 2015 alle 07:21


Diebe der Seelen (Ladri d’anime)

Starcruiser

Il cardinale Emilio Dittai, incaricato speciale del Papa, si sedette accanto al vecchio frate morente, steso sul suo letto, che alzò la mano molle. Il cardinale la prese con delicatezza.

– Grazie, Padre, per  essere venuto al mio capezzale. – Disse il frate. – Sono ormai alla fine dei miei giorni. Due giovani confratelli mi hanno indicato la vostra persona e la vostra missione, allora vi ho fatto chiamare. Ho un terribile segreto che voi ed il Santo Padre deve conoscere. Vi prego di credere che tutto quello che vi racconterò è vero. Non ho motivo di raccontare bugie nelle mie condizioni. Se solo fossi stato in salute…-

– Non temere, fratello. Non dubito affatto che un uomo morente voglia prendersi gioco del prossimo, specialmente se è un pio fratello come voi. Ditemi tutto. Vi ascolto. –

– Comincerò rivelandovi il mio vero nome: Willy Stuttgarth. So che il mio nome forse non vi dirà nulla, ma forse la CIA la pensa diversamente. Ero un giovane ufficiale delle SS. Uno dei quattro migliori del mio corso. Fummo tenuti in disparte al momento delle assegnazioni ai reparti. Il comandante della scuola mi chiamò nel suo ufficio e mi disse che ero stato selezionato per un incarico speciale. Avrei fatto qualsiasi cosa per mettermi in vista, quindi accettai senza indugi. Il comandante allora mi porse un biglietto ferroviario. Poi mi ordinò di partire subito per una località termale sulle Alpi. Dovevo ispezionarla, per scoprire se era idonea ai nostri combattenti delle SS, che vi si ritiravano per ritemprarsi dalle fatiche del servizio. Non capivo. Pareva uno scherzo, ma obbedii ed andai subito in stazione. A sera arrivai a destinazione e lì trovai un autista che mi aspettava. Iniziò allora un lungo e lento viaggio tra i boschi sulle pendici d’una montagna. Quando arrivammo ad un posto di blocco, capii che la storia della stazione termale era stata solo una copertura.

Il giorno dopo feci conoscenza con i miei camerati. Dividevo una palazzina con l’ingegner Hans Howitz, un uomo brizzolato e stempiato, con i pochi capelli sempre scomposti. Poi con il dottor Erich Hallmann, vestito sempre in modo impeccabile ed austero. Infine con uno strano frate, ma per me non lo era, di cui conosco solo il nome: Clavius. Glabro come un verme. Non gli vidi mai né un capello né un pelo. In compenso aveva sempre le mani nascoste nelle sue ampie maniche. Sospetto che vi nascondesse qualcosa.

Diventai l’attendente di Gunther von Kruegher, il capo di quella strana installazione. Avevo l’incarico di portare personalmente le missive che von Kruegher spediva agli alti vertici del nazismo. Von Kruegher non si fidava di alcuna macchina crittatrice. Scriveva i suoi messaggi e me li affidava con l’incarico di consegnarli personalmente, così come di recapitargli le risposte, che dovevano essermi consegnate direttamente da chi le aveva scritte: ordine personale di Hitler. Viaggiai in lungo ed in largo per l’Europa ed incontrai tutti i più alti vertici del nazismo, senza nessuna eccezione. Per un certo periodo mi dovetti occupare di cancellare l’esistenza di von Kruegher dai documenti ufficiali. Così scoprii che era nato nel 1910, vicino al confine con la Svizzera. Da giovane era appassionato d’elettromagnetismo e d’occultismo. Fu un assiduo frequentatore di un occultista, un certo Friederik Guttemberg, il quale lo ricorda nei suoi diari come un bel giovane ma con un aspetto tenebroso, silenzioso e faceva sempre domande mirate e precise. Assiduo frequentatore di spiritisti e circoli dell’occultismo incontrò Hitler, invitato a partecipare alle sedute occulte delle SS, quindi il suo trasferimento sulle Alpi, in una vecchia miniera abbandonata. –

– Ricordate molti dati precisi, fratello. –

– Mi è impossibile dimenticare, Padre. Cose troppo terribili. Le ho memorizzate sperando proprio in un giorno come questo. Poi ho sempre avuto una memoria notevole. Dicevo.

Quando non giravo per l’Europa, mi occupavo delle ordinazioni di forniture per la base. Enormi quantità di materiale di vario genere, personale, cemento… insomma tutto l’occorrente per realizzare un gran bunker segreto, il tutto mascherato come attività mineraria. Ricevemmo anche diversi carichi di manodopera dai lager, che vidi sparire nell’ingresso della miniera e non li rividi più. Poi c’erano uomini e donne di bassa statura, quando non dei veri nani, che erano definiti piloti. Vivevano in una palazzina a parte e nessuno aveva contatti con loro né loro volevano avere contatti con gli altri. Molto schivi. Piano, piano sparirono anche loro, uomini e donne. –

Il vecchio frate iniziò a tossire dopo che la voce sì era fatta roca. Il cardinale gli passò un bicchiere d’acqua posto sul semplice comodino accanto al letto.

– L’ingegnere, il dottore e il frate non parlavano mai di quello che succedeva nella miniera ed io stesso avevo la proibizione d’entrarvi. Talvolta parlavano tra loro per sott’intesi e non capivo nulla dei loro discorsi, ma un giorno li vidi tutti molto allegri. Nel pomeriggio erano arrivarono quattro autocarri. A mia insaputa von Kruegher aveva fatto arrivare, tramite conoscenze del dottore, nientemeno che un centinaio di belle e procaci ragazze tra i diciotto ed i venticinque anni. Provenivano tutte da un corpo scelto della Gioventù Hitleriana. Tutte volontarie per una missione speciale. Le due più vecchie indossavano una divisa nera simile a quelle delle SS, le altre delle divise brune, simili a quelle delle vecchie SA, tutte senza mostrine d’identificazione. Appena scese dagli autocarri si erano schierate subito in formazione. Era stato impressionante. Ero giovane anch’io in quei giorni e non potei fare a meno di notarle. In ogni modo sparirono nella miniera e non le vidi mai più. Un mese dopo fu la volta d’un centinaio di giovani ragazzi. Stesse divise, stessa sorte. Nel ’44 invece accompagnai von Kruegher a Berlino. Un lungo viaggio in automobile. Arrivammo nel pomeriggio nel cortile d’un palazzo. Non c’ero mai stato. Lì c’erano altre tre auto con gli stendardi di personalità influenti. Ci accompagnarono subito in una sala dove c’erano due ufficiali ed un civile. Uno dei due ufficiali era Goering, con la sua pomposa divisa bianca. Nella sala c’era un ometto basso e gobbo, con due occhialini ed una faccia da ratto.

– Fratello, l’ometto con la faccia da ratto…-

– Perdonate Padre, ma scoprii con il tempo che il nazismo riuniva sotto la sua bandiera la feccia dell’umanità. La perdizione fatta persona. Le persone più bieche ed abbiette… ed io che le servivo con devozione. Ho pregato tanto perché il Signore conceda loro il perdono, ma se penso alle malefatte di quelle persone, pregare mi è costato tante lacrime e tanta sofferenza.-

– Ti comprendo, fratello. Credo che il Signore non se la prenderà se certuni li vedi come roditori, sebbene penso che il genere animale possa aversene a male.-

– Grazie, Padre. Dicevo. Il …segretario, credo, aprì una porta ed annunciò Hermann Goering, che entrò tronfio e sorridente. Il topo occhialuto… perdonate… annunciò l’ammiraglio Karl Doenitz. L’altro ufficiale entrò a sua volta, impassibile. Non lo avevo riconosciuto. Il civile invece fu una sorpresa. Non lo avevo mai visto. Lo conoscevo solo di nome. Era seduto ma vista la sua mole la sedia pareva uno sgabello per bambini. Quando il ratto annunciò Werner von Braun, il civile si alzò in piedi sibilando “barone” alla volta del ratto. Era impressionante. Altissimo e le spalle larghe. Nel suo completo nero pareva il mostro di Frankenstein. Con una falcata delle sue io ci avrei fatto quattro delle mie. Mi passò davanti a grandi passi e sparì  nella sala. Il roditore annunciò il mio capo e la porta si chiuse. Dentro c’era anche una quinta persona, ma non ho mai saputo chi fosse. Non era Hitler, questo è certo, perché avrei riconosciuto la voce. Mi sedetti su una sedia lungo i muri, come gli altri attendenti. L’unico in civile era quello di von Braun. Il quinto uomo parlò a lungo con voce bassa, secca e conciliante. Non si capiva cosa dicesse a causa dell’eco, evidentemente la sala era piuttosto grande. Ad un tratto ci fu un certo vociare, calmo e tranquillo da parte di tutti gli altri quattro. Poi silenzio. La vocina riprese quasi con monotonia. Poi esplose un “nein”. Non troppo forte ma deciso. L’assistente di Doenitz trasalì. Ancora la vocina, poi quella di Goering, ancora la vocina, Goering e von Kruegher, che parlò a lungo. Pareva che stesse facendo una predica. Questa volta i “nein” furono due: Doenitz e von Braun. Seguì un’esplosione di grida furiose. “Accidenti che bordate!” Aveva esclamato l’attendente di Doenitz mentre quello di von Braun era impallidito. Quello di Goering era invece palesemente sorpreso. Avevamo tutti la tentazione d’andare ad origliare alla porta, ma quel ratto seduto al suo banco ci teneva d’occhio tutti e se uno si fosse alzato, sospetto sarebbe piombato addosso al poveretto e gli avrebbe staccato un orecchio a morsi. Già al commento dell’assistente di Doenitz lo aveva squadrato male. Guardai sotto alla porta come se potessi mettervi il mio orecchio. Mi aspettavo di vedere le vampate dei cannoni. La battaglia verbale infuriava. Improvvisamente calò il silenzio. La vocina conciliante parlò. Borbottii, un’altra sfuriata e tre serie di “nein” secchi, nitidi e ben distanziati. Sentii distintamente due passi, due, e capii che si trattava di Von Braun. Infatti uscì e si diresse verso la porta a vetri che dava fuori sul corridoio. L’aprì di scatto e se non l’avesse richiusa il suo attendente probabilmente non un solo vetro sarebbe sopravvissuto alla chiusura. Ricordo che scambiai un’occhiata perplessa con l’attendente di Doenitz. Il suo capo uscì subito dopo von Braun. Era visibilmente paonazzo. Non disse una parola, ma uscì senza fretta. Una mano chiuse la porta della sala. I tre dentro discussero amabilmente e si sentirono pure delle risa. Di cosa avessero parlato non lo sapevo. Von Kruegher uscì che c’era buio. Mentre stavamo avviandoci alla macchina udimmo il suono delle sirene antiaeree. Subito il cortile si riempì di soldati che correvano verso i rifugi. Il nostro autista dovette scendere ad aprire la sbarra perché la guardia era sparita, quindi imboccammo la strada inseguiti da un rombo cupo. Erano migliaia di motori britannici. Sembrava d’essere inseguiti da uno stormo di calabroni. Poi udii per la prima volta il sibilo delle bombe che cadono e le esplosioni. Mi guardai indietro e vidi le vampate e le esplosioni dietro di noi che si facevano sempre più vicine. Von Kruegher si accese una sigaretta come se nulla fosse, quindi aspirò, esalò il fumo e disse: “Quei due idioti! Non capiscono e non vogliono capire! Eppure ho spiegato loro tutto come si deve. Non possono non capire. Devono aver capito. Ma non vogliono capire. Certo. Che sarà mai la matematica di fronte allo spirito! E i suoi missili? Dove crede di andare con quei fuochi d’artificio? Poi i fantasmi di quell’altro superstizioso! Ah! Ha forse paura dell’Olandese Volante? Ci crede solo lui a simili fandonie! Io posso farlo. Io posso! Posso! Posso!” Mentre diceva quelle parole le bombe ci raggiunsero ed esplosero ai nostri fianchi, demolendo le case tra lampi e boati indicibili. Mi schiacciai sul sedile convinto che così avrei potuto sopravvivere al bombardamento che ora ci superava. Nel fragore delle esplosioni non sentivo più le farneticazioni di von Kruegher. Poi un riccio bianco allungò i suoi aculei versi di noi. Era una bomba incendiaria al fosforo che era esplosa davanti all’automobile. Ci fu solo fumo e polvere. Un lampo luminoso ed improvvisamente eravamo fuori e potevamo vedere davanti. Fiammelle furiose erano qua e là sulla carrozzeria dell’auto. L’autista guidava come in stato di trance. Poi fummo fuori. Mi voltai e vidi alte le fiamme su Berlino. La loro luce usciva da decine di finestre vuote. Fu la prima volta in vita mia che ebbi paura. –

– Doenitz e von Braun? Ancora posso capire von Braun, ma Doenitz? Forse perché era diventato il favorito di Hitler? – Chiese il cardinale.

– Fu un tentativo di creare qualcosa di più… grande. Forse Hitler lo ignorava, ma avrebbe sicuramente approvato, solo che von Braun e Doenitz non volevano collaborare. Von Braun non credeva in von Kruegher. Lui era uno che misurava tutto con la fredda matematica. Un razionalista puro. Doenitz, ci credeva troppo, ma aveva paura, perché lui era cresciuto con le vecchie leggende del mare. Temeva i fantasmi, capisce? Temeva di vedere apparire l’Olandese Volante o qualche altra figura simile. Già, ma se non le spiego di cosa si trattava, dubito che lei possa capire.

Goering accettò di collaborare con von Kruegher. In realtà già da qualche tempo sapevo che sottraevamo materiali alla Luftwaffe. Avremmo potuto realizzare una flotta aerea colossale, ma senza motori. Strano, vero?  Tutto per uso aeronautico, ma nessun motore. Poi quantità enormi di vari gas, dall’ossigeno all’ammoniaca. All’inizio anche dell’acqua, poi basta. Arrivavano materiali e forniture d’ogni tipo. Tutto entrava nella miniera e nulla usciva. Pensai che la montagna fosse stata svuotata per contenere tanto materiale, ma dov’era il materiale di risulta? Evidentemente la base nascosta esisteva già da molto tempo e doveva essere colossale. Fantasticavo sul chi e quando. Forse nella Grande Guerra. Intanto però la guerra volgeva al peggio per noi. Percepivo una certa ansia nei miei compagni di cena. L’ingegnere mi rivelò che von Braun era diretto lì da noi. Forse si era convertito ed aveva accettato il progetto di von Kruegher. No, ma arrivarono altri scienziati, con bagagli e attrezzature da laboratorio. Sparirono tutti nella miniera. Venimmo a conoscenza che quasi tutti i grandi bunker realizzati per le V2 di von Braun erano stati colpiti duramente dai bombardieri alleati ed abbandonati. Cominciai a temere che la notte di Berlino potesse scatenarsi anche sulla miniera, ma  non vidi mai un solo aereo sorvolarci, evidentemente il segreto di von Kruegher era ben celato. Lui invece era sempre più indaffarato. Una sera, tornato da una delle mie intendenze, vidi che le camere del dottore e del frate erano vuote. Un ufficiale mi raggiunse dicendomi che dovevo fare i bagagli perché la base doveva essere abbandonata al più presto. Non ci misi molto a preparare il mio bagaglio. Non ho mai avuto molti effetti personali. Il lavoro era la mia vita. Il mio ufficio era già stato ripulito dal mio personale e mi rimasero solo alcuni incartamenti nella mia cassaforte da sistemare. Mentre la base brulicava di gente indaffarata a spostare e distruggere, io ero fermo ad un balconcino al piano terra a fumarmi una sigaretta, indifferente a tutto quel disordine. Allora passò l’ingegnere. Aveva il suo zaino in spalla e mi chiamò. Mi avvicinai e mi chiese se avevo capito cosa stava succedendo. Gli risposi che era stato diramato l’ordine d’abbandonare la base d’urgenza.-

Il frate bevve una altro sorso d’acqua.

– Dicevo. L’ingegnere mi si avvicina e dice: “Capitano.” Ero stato promosso nel frattempo. “Non intendevo questo. Lei ha capito a cosa serve questa installazione?”

“No.”

“Si è mai chiesto a cosa serviva?”

“Una fortezza segreta.”

“Credo sia giunto il momento che lei lo sappia. Venga.”

Lo seguii fino ad uno dei vagoncini che sparivano pieni d’uomini e materiali nella bocca della miniera e ne uscivano con molti meno uomini di quando erano entrati e nessun materiale. C’era un lungo corridoio debolmente illuminato. I vagoncini erano mossi elettricamente e non avevano conducente. Capii che esistevano una linea per vagoncini con personale ed una per quelli con materiali. Il vagoncino rallentò passando accanto ad una banchina e l’ingegnere mi fece cenno di scendere rapidamente. Il vagoncino aveva solo rallentato, poi era scivolato via silenzioso. Allora l’ingegnere iniziò a parlare. ” von Kruegher è un genio. Uno scienziato puro. Ha trovato una nuova energia modo potente. Grazie a me però von Kruegher è riuscito a renderla utilizzabile. Il primo veicolo che la sfruttò era un aborto dotato di ruote ferroviarie, che collaudammo su un binario morto, qui nei paraggi, davanti a qualche pezzo grosso delle SS. Ottengo così il permesso di progettare un veicolo volante, lo “Geist des Nationalsozialismus”, il GN 1A. Ho impiegato solo tre mesi per realizzarlo. Ma nel luglio di quello stesso anno il primo pilota, un collaudatore della Luftwaffe, perde il controllo del veicolo e lo proietta nello spazio. Capisce, capitano? Nello spazio! L’energia sprigionata dal propulsore era così tanta che il pilota non fu in grado di gestirla. Fu lo stesso Hitler ad avere l’idea di far incontrare Von Kruegher e Werner von Braun, sperando che i due fossero in grado di collaborare, ma non si possono nemmeno vedere. Però qualcosa delle idee di von Braun catturò l’attenzione di von Kruegher. L’idea di costruire un veicolo per volare nello spazio e farla in barba a von Braun lo stimolava. Progettai panzer, u-boote, navi da guerra, aerei e treni. I panzer non avrebbero mai sfruttato appieno l’energia, stessi problemi per gli aerei. Quanto agli u-boote, le apparecchiature sono sensibili alla salsedine e nell’ambiente umido d’un sommergibile si deteriorano rapidamente con il rischio di catastrofiche esplosioni. La Kriegsmarine poi aveva rifiutato di eseguire qualsiasi tipo di studi in merito, in particolare Doenitz, che prova un forte astio personale nei confronti di von Kruegher. C’era tuttavia la possibilità che un veicolo cadesse in mani nemiche. Questo era assolutamente da evitare. Hitler rimase turbato quando si rese conto che non c’era modo d’impiegare tale propulsione a fini bellici, ma il relativamente basso costo delle attività di von Kruegher lo convinsero a finanziare ulteriormente i nostri studi, galvanizzato anche dalla nuova idea di costruire un bombardiere capace di colpire l’America, sebbene Hitler continua a temere la misteriosa bomba che l’America sta progettando, che  potrebbe neutralizzare il vantaggio del bombardiere. Io non so di che tipo di bomba si tratti, ma anche von Kruegher era piuttosto preoccupato da questa eventualità. Hitler però ci informò che anche noi stiamo per realizzare una bomba simile a quella americana ed allora, unendo la nostra bomba ad un nostro propulsore, potremmo cambiare le sorti della guerra. Per il momento chi, cosa e dove stanno studiando la bomba non lo so. Speriamo sia pronta presto. Ma von Kruegher è un genio. Come le ho detto si è fatto influenzare da von Braun e così mi ha chiesto di progettare un nuovo veicolo.”.

Quel diavolo d’ingegnere mi aveva incantato con la sua parlantina e non mi accorsi d’essere finito in una grande caverna illuminata a giorno dove c’era… – Il frate tossì. – Ah, l’ingegnere mi aveva raccontato che se progettare un veicolo che sfruttava una bassa potenza era complicato, non così un veicolo di grande potenza. Pensai che aveva progettato un grosso bombardiere o un aereo da trasporto. Invece mi mostrò una specie di cimice di metallo grigio chiaro. Felice come un bambino lo chiamò Lunar fliegende Fahrzeuge Model 1°. Le confesso che rimasi sbalordito. Quel coso, molto più piccolo d’un caccia e simile ad un insetto aveva volato fino alla Luna? L’ingegnere mi risvegliò dallo stupore con una pacca sulla spalla. “Ma questo è solo il prototipo! Ci si fa giusto un giretto.” Mi dice. “Lo regaleremo a Goering dotandolo d’un paio di propulsori a reazione e due ali posticce. Gli abbiamo fatto credere che lo collauderà in persona, il tutto in cambio del suo silenzio per le forniture della Luftwaffe, che gli rubiamo da sotto al naso”. Aveva il sorriso della volpe, l’ingegnere. Io buttai il mozzicone della mia sigaretta. Non mi ero accorto che ero arrivato al filtro. Quello allora mi passa una delle sue. Americana e se ne accende una per lui. “Ma qual era la grande idea di von Kruegher rubata a von Braun?” Gli chiesi. L’ingegnere espira la sua boccata di fumo e mi addita, quindi va verso una parete ed apre una pesante porta tagliafuoco. “Ecco il Lunar fliegende Fahrzeuge Model 3°” Mi dice. Mi ci vuole qualche secondo per capire, poi vedo dei grandi dischi grigi. “Hitler è convinto che gli astronomi americani possano vederli atterrare sulla Luna, quindi devono mimetizzarsi e li vuole tondi e grigi. Von Kruegher è sicuro dell’inutilità di questo mascheramento, ma Hitler li vuole così e così li ho fatti. Belli eh? Senza l’aerodinamica a complicare le cose posso farli come mi pare. Anche se il modello 2° è quello che mi piace di più. Ho già progetti di nuovi modelli di tutte le forme.”. Mi da una gomitata. “ Ne ho progettato uno a forma di donna. Dovevate vedere che risate si è fatto von Kruegher! Ah, ecco che ne parte uno.” Si spensero le luci ed una parete scorrevole si aprì mostrando il cielo nero fuori. L’LF 3° scivolò fuori lento e silenzioso. Non avevano carrelli o altri dispositivi per l’atterraggio. Levitavano, semplicemente. Allora, uscito, schizzò via. Mi parve di percepire solo un fruscio, però vidi distintamente due globi azzurri sulla scia del disco. “Ah, maledizione.” Disse l’ingegnere.“ Non abbiamo ancora capito come fanno. Visto quei due globi? Una perdita dai propulsori a bassa potenza. Ad alta non succede. ” Allora alle mie spalle udii un’altra voce: era Clavius. “Adesso vagheranno alla ricerca di qualsiasi cosa d’umano.”. Quel diavolo di frate si era materializzato alle nostre spalle.

“E’ solo questione d’elettromagnetismo.” Disse l’ingegnere. –

– Interessante. I Foo Fighters o fulmini globulari… – Bisbigliò il cardinale.

– Padre, questo è solo l’inizio. “Affatto.“ Ribatté Clavius. “Sono vive e pulsanti. Cercano ancora il calore umano ma non capiscono la loro nuova condizione d’esseri condannati all’oblio. Si, talvolta sono risucchiati dalle masse metalliche, ma spesso cercano gli uomini o le croci dei campanili. Nel loro ultimo anelito di vita sperano che la Santa Croce possa aiutarli. Inutile. Sono solo destinati ad annichilirsi per l’eternità.”. Rimasi sconvolto da quel affermazione.–

– Continuate, fratello. – Il cardinale non voleva dimenticare una sola parola del frate morente.

–  In quel momento tornò la luce e l’ingegnere mi disse: “Suvvia. Non fate quella faccia.” Clavius annuiva e sorrideva. “ I fedeli non hanno nulla da temere. Chi ha fede nel nuovo ordine, non perirà.”. Si spense nuovamente la luce ed un altro disco scivolò via. Chiesi dove andavano. “Ai cantieri navali. Li mandiamo di notte, così non si vedono. Vanno a prelevare degli scafi d’U-boote.” Per farne cosa? Gli chiesi e per portarli dove? “Ah, capitano, mi sono dimenticato di dirvi dell’idea rubata a von Braun. Li portano sulla Luna. Doenitz non sa che per ogni sommergibile che gli costruiscono i cantieri ne preparano uno per noi. In realtà non prendiamo un sommergibile, ma solo lo scafo resistente con tutti i suoi dispositivi. Per i profani sembrano sommergibili incompleti, per noi invece pezzi fatti e finiti. Sulla Luna non c’è aria, ma un sommergibile è realizzato per separare un ambiente vuoto da uno pressurizzato. Poche modifiche e diventano moduli per una base permanente sulla Luna, basta agganciarli bene e ricoprirli di sabbia lunare. L’idea di base era d’usare la base per lanciare ordigni verso la Terra, infatti la chiamarono all’inizio Mondbasis für die Verteidigung des Dritten Reiches (base lunare per la difesa del Terzo Reich), ma visto la piega presa dalla guerra, von Kruegher pensò di chiamarla l’Ultima Thule del nazismo.”.

I duecento giovani a cui avevo accennato prima erano stati mandati sulla Luna per perpetrare la più pura razza ariana. Le donne però dovevano accoppiarsi anche con il resto dell’equipaggio della base per creare una classe di lavoratori ariani meno puri. I nani, che erano arruolati a coppie, potevano riprodursi tra loro. Erano i piloti dei velivoli scelti perché… occupavano poco spazio a bordo. Erano stati mandati anche lavoratori provenienti dai lager. Il loro compito era quello di costruire la base, usando tute da palombaro modificate. Morirono tutti, ovviamente, ma non prima d’aver completato le fondamenta dell’opera. Con efficienza la base fu completata molto prima della fine della guerra, ma nuovi moduli u-boote furono aggiunti fino all’ultimo, sempre utili.

Von Kruegher però rimase in Germania fino alla fine. Ci recammo a Berlino nel bunker di Hitler poco prima della sua fine. Capii che von Kruegher era andato per convincerlo a seguirlo sulla Luna, ma Hitler non volle seguirlo. Rimasi una notte a Berlino. Un mio vecchio commilitone mi condusse in una cantina dove ufficiali delle SS ed altri festeggiavano come depravati la fine del Terzo Reich tra vini, droghe, donne e musica. Pensavo d’essere sceso all’inferno. Sopra di noi, la gente di Berlino moriva di fame e lì sotto si era scatenata un orgia dove tutto era consumato, sprecato, buttato. Dov’era finita la mia Germania? Allora feci per uscire. Arrivai al guardaroba per prendere il mio cappotto ed uscire. Lì c’era la guardarobiera completamente nuda, una bellissima ragazza, che fumava seduta sui cappotti gettati sul pavimento mentre accanto a lei giaceva nudo ed addormentato un vecchio grasso che indossava ancora gli stivali. Quella capisce cosa voglio fare e mi dice: ” Non puoi andartene. C’è il coprifuoco. La tua divisa tirata a lustro non serve. Se ti vedono ti sparano e poi chiedono chi sei. Devi restare qua. Però se hai un’americana ti scaldo io per tutta notte, sperando che tu duri più di questo barile di birra. Non ne hai? Pazienza. Non voglio fare altro che fumare americane fino a quando non arriveranno i russi, poi mi resterà solo il ricordo.”. Mi frugai in un taschino e trovai un mezzo pacchetto che mi aveva lasciato l’ingegnere prima di partire. Così faci l’amore per la prima ed ultima volta in vita mia. Padre, ho confessato questo mio peccato veniale, ma la mia anima resta tormentata per aver approfittato di quella giovane perduta. –

– Non temete, fratello. Se lo aveva anche confessato e se ciò vi da pena ancora oggi, sono sicuro che il Signore vi perdonerà. Con la guerra la mente vacilla e voi non avevate ancora preso i voti. Continuate pure il vostro racconto.

– Al mattino ero l’unico sobrio ad uscire da lì. Ma cos’era rimasto del nazismo in me? Mi chiesi. Dov’era finita la dignità? Mi resi conto che alla fine eravamo tutti degli esseri meschini. Felici di vivere sotto il nazismo fin tanto che questo ci aveva fatto comodo. Ora che aveva bisogno di noi, ci si abbandonava agli istinti più turpi. Noi, le SS, i guardiani del nazismo eravamo i primi traditori. Approfittavamo del potere per godere gli ultimi momenti prima dell’apocalisse. Improvvisamente pensai che era stato tutto un inganno. Che ero stato nazista solo per esserlo. Tornai al bunker e trovai l’autista di von Kruegher accanto all’auto visibilmente ammaccata. Non gli chiesi nulla dell’ammaccatura vistosa. Di lì a poco uscì von Kruegher, bisbigliò qualcosa all’autista e partimmo. Ci dirigemmo verso la costa, fermati di continuo dai posti di blocco delle SS. La mia divisa immacolata ed i nostri documenti provocavano subito gesti di sussiego da parte dei soldati, che trattavano con violenza chiunque altro e riempivano le strade con i cadaveri dei soldati in fuga, impiccati o fucilati.  Ogni volta che vedevo scene simili mi sentivo sempre più lontano da quel mondo. Alla sera raggiungemmo il porto ed il molo. Lì c’era il sommergibile U-534, sapete la storia di questo sommergibile, no? Ecco, prima d’imbarcarsi von Kruegher mi diede una busta sigillata con un indirizzo ed un numero scritto a matita. Disse che lui aveva un appuntamento in mezzo al mare, quindi che dovevo recarmi all’indirizzo segnato sulla busta per continuare al guerra.

“Un LF?” Gli chiesi. Von Kruegher rimase un attimo immobile, quindi disse: “Ero convinto che l’anima delle persone abbia una carica elettromagnetica. Iniziai compiendo studi sulla mia persona con dispositivi di mia invenzione, arrivando a rilevare la presenza d’una forma d’elettromagnetismo particolare. Un giorno, mentre avevo i dispositivi accesi, un uomo che passeggiava per strada morì per infarto ed in quel momento il dispositivo si brucia per un sovraccarico. Lo stesso mi capita durante il decesso di due anziani ospiti in una vicina casa di riposo, mentre stavo sperimentando con il mio dispositivo. Collegai immediatamente le morti con i sovraccarichi, inizialmente pensando che fosse stato il dispositivo ad indurre alla morte, ma ben presto invece scoprii che il dispositivo “assorbe” la carica elettromagnetica dei defunti. Entrai a far parte di gruppi di spiritisti per capire di più sull’argomento e loro mi introdussero negli ambienti delle SS. Grazie a loro ed a Hitler, ottenni i finanziamenti per proseguire i miei studi volti ad immagazzinare l’energia. Inizialmente supposi che la “qualità” dell’energia dipendesse dalla purezza della razza. Ottenni così quattro volontari e quattro condannati a morte da uccidere per i miei studi. Feci uccidere tre dei condannati ed un volontario, scoprendo che non vi era stata alcuna variazione di carica tra un soggetto e l’altro. Allora feci giustiziare anche l’ultimo condannato ed un secondo volontario, rendendomi conto definitivamente che la carica elettromagnetica è identica.

Con l’ultimo arrivai ad accumulare la carica in un apposito dispositivo che chiamai Kondensator. Dopo aver condensato energia presso le celle della morte di alcune carceri, iniziai a sperimentare l’uso pratico di tale energia che definii SeeleKinematische (Cineanimatica) ed il modo di catturarla efficacemente. L’energia che ero riuscito a condensare era quella delle anime dei defunti, infatti in appositi esperimenti verificai che tale energia presenta caratteristiche diverse dalle energie naturali, che rispondono al primo principio della fisica, mentre queste energie sono animate e se lasciate libere d’agire si comportano come energie senzienti che interagiscono con gli sperimentatori. Inoltre la qualità dell’energia sembrava in qualche modo dipendere dalle persone. Come dire, più sono cattive ed attaccate alla vita, tanto più migliora la qualità. Grazie alla guerra la cattura delle anime procedette molto speditamente. Scoprii ancora che speciali antenne le catturano efficacemente ed una rete d’antenne può creare un flusso nell’etere capace di trasportarle fino ad un condensatore posto a grande distanza. Però la cattura delle anime porta un certo squilibrio nel mondo occulto, quindi con apposite sedute spiritiche cercai di compensare lo squilibrio, ecco spiegato perché mi servo di Clavius. Non le prendiamo tutte, possiamo prendere quelle più… sporche, capisce? Dal momento che sono quelle  più pure, ma ogni tanto occorre anche prenderne un po’ di quelle buone, tanto per compensare. Poi è possibile sceglierle e  persino capire a chi appartenevano. Ma non poso spiegarle tutto. Ci vuole troppo tempo. Comunque abbiamo una buona scorta d’energia e le anime dei morti, alla fine, non mancano mai.

Churchill ha fatto ricorso a maghi della magia bianca per contrastarci, ma credo non gli sia andata troppo bene. Anche perché non sapeva cosa noi si stava facendo.

Cosa abbiamo fatto? Ho progettato e sperimentato il primo SeelePropeller (anipropulsore). Ora è perfetto. Con quello abbiamo costruito dei veicoli che ci hanno portati ad Ultima Thule, la Luna, dove abbiamo realizzato una colonia sotterranea. Speravo che  Hitler volesse venire con me sulla Luna, ma ha rifiutato di seguirmi. E’ impazzito. Gioca con le bandierine su una grande mappa. Crede d’avere soldati ad iosa e d’essere in grado di vincere gli Alleati, con i generali che lo assecondano. Vomitevole. Adesso lo costruirò io Quarto Reich! E’ tardi, devo andare. ”

Mi strinse la mano e salì sul battello che immediatamente levò gli ormeggi. Restai inebetito sul molo finché non lo persi di vista. Mi feci condurre all’indirizzo sulla busta. Un alberghetto nell’entroterra. Entrai. Mostrai la busta ed il proprietario mi diede la chiave d’una camera. Li trovai abiti civili e nella busta una nuova identità. Il giorno dopo dovevo andare presso un’azienda. Sarei diventato quello che oggi chiamano un manager industriale. Faceva tutto parte del piano per ricostruire il Quarto Reich. Ma io mi feci frate. Ero troppo sconvolto. Dovevo mondare la mia anima. Non voglio che venga consumata per far volare quei mostri volanti e nemmeno che sia catturata ed imprigionata per l’eternità. La scongiuro, Padre. Il Santo Padre deve fare qualcosa. Ho atteso tanto perché non sapevo a chi rivolgermi. Sembra tutto così assurdo, chi mi poteva credere?-

Mentre il cardinale Emilio Dittai tornava in aereo al Vaticano, pensò che la testimonianza del frate doveva essere presa sul serio. Aveva già fatto parte d’una commissione che si era occupata di fatti strani connessi con la vita di von Kruegher. Tornava ad una scrivania piena di rapporti, copie tratte dagli archivi, libri. Rifletteva sugli UFO e sugli altri misteri che gli erano stati assegnati. Ora i Foo Fighters ad esempio avevano una spiegazione. Altro che fulmini globulari. Erano dovuti al cattivo funzionamento dei propulsori degli LF a basse velocità, perdite di “anime” mal consumate. Roswell? I piloti degli LF, come già quelli della Luftwaffe, spesso indisciplinati ed arroganti, nei loro voli da e per la Terra sicuramente talvolta si perdono in evoluzioni per spaventare la gente. Proprio durante una di queste evoluzioni a bassa velocità, nel 1946, un LF Model 2° doveva essere caduto a Roswell. Gli equipaggi vestono con speciali tute argentate intere ed hanno due lobi scuri davanti agli occhi per proteggere la vista dalla luce solare. Nell’impatto del LF con il suolo, il propulsore si è fuso. Il calore aveva sciolto le tute addosso all’equipaggio e deformato i rottami del veicolo, da qui l’aspetto “alieno” dei corpi e dei rottami. Tutto trovava spiegazione alla luce di ciò che il frate gli aveva rivelato. Gli avvistamenti isolati invece dovevano essere causati sempre dall’indisciplina dei piloti, non escludendo voli per saggiare le difese aeree, missioni destinate forse a procurarsi mezzi o per prendere contatto con membri del Quarto Reich. Il Vaticano era al corrente dell’attività occulta tenuta a suo tempo da von Kruegher, sebbene nessuno sapesse esattamente in cosa consisteva. Ma l’inquietante  SeeleKinematische con il suo SeelePropeller, superava spaventosamente ogni immaginazione ed era assolutamente immorale.

Americani e russi, con i loro voli lunari, non si erano accorti di nulla? O forse sanno ma non dicono?

Doveva chiedere urgentemente udienza con il Santo Padre: von Kruegher o chi per lui, quei ladri d’anime, dovevano essere fermati.

Nell’attesa iniziò a pregare.

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